CRISTOFORO LAGANA' - MADONNA DEL ROSARIO DELLE LACRIME DI SANGUE

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CRISTOFORO LAGANA'

 

IL PRODIGIOSO EVENTO

Nel mese di maggio 1982 Cristoforo Laganà pubblica, per le Edizioni Pomezia-Notizie, il volume <<Le tre ipotesi di un Prodigioso Evento>>.
Dell’ opera si sono allora interessati critici di varie ideologie e credi religiosi.
Di seguito vengono riportate testimonianze e recensioni che riteniamo ancor oggi attinenti con la ricerca da noi effettuata.
Gazzetta del Sud – Sabato 4 settembre 1982 – Recensione di Giuseppe Neri:

QUELLE GOCCE DI SANGUE

Appare in questi giorni in libreria il libro di Cristoforo Laganà <<Le tre ipotesi di un prodigioso evento>> per le Edizioni Pomezia di Roma. È un testo curato nei particolari che rivela bravura e serietà da parte dell’Autore, perché la materia trattata è davvero difficoltosa e ricca di cronache del tempo che permettono di penetrare quel mistero di Maròpati, mariano e sacro, già immensamente dibattuto dalla stampa.
Cristoforo Laganà mostra di essere severo e di non accettare le ipotesi senza averle vagliate, perché alla realizzazione del libro hanno influito notevolmente il catalogo delle cronache del tempo, la raccolta della documentazione della Amministrazione comunale, le note, le fonti orali, momenti e dimensioni che hanno arricchito l’intenzione dell’Autore di far luce, dopo alcuni anni, sull’evento che sembrò dividere il popolo italiano in due parti, coloro che hanno gridato al miracolo della Madonna che lacrimò in casa dell’avvocato maropatese Cordiano, e coloro che invece hanno preteso, prima di gridare al miracolo, una verifica scientifica dell’evento stesso e un disciplinato silenzio che consentisse anche alla Chiesa di dire la sua, in materia di fede, così difficile e così metafisica.
La prima parte del testo si apre con la descrizione del prodigioso avvenimento nella casa dei Cordiano: alle ore 19 del 3 gennaio 1971, si sente un insolito rumore. <<La signora Katia, moglie dell’avv., accerta subito che in ogni stanza tutto è normale, mentre nella camera del proprio letto matrimoniale il quadro della Madonna del Rosario di Pompei...penzola di traverso sulla cordicella distaccato da un chiodo e poggiato sull’altro. Nel contempo vengono notate sul tratto di parete compreso tra il Quadro e la spalliera di testa del letto una macchia, nonché sulla federa del cuscino del marito altre due macchie e tutte e quattro di sangue vivo.>>
La lacrimazione si ripete altre volte: la sera del 23 febbraio, il 23 marzo, il 25 marzo del ’71, poi la Settimana Santa e il giorno di Pasqua. È da notare che le gocce di sangue, contrariamente alla legge fisica di gravità, non cadono a terra ma si trasferiscono sulla parete ove formano le croci; inoltre il sangue, inviato ufficialmente all’Ufficio di Igiene e Profilassi di Reggio Calabria, è sempre risultato sangue umano. Un affluire impressionante di persone accerta il fatto e assiste qualche volta al suo ripetersi.
Per circa due anni la Gazzetta del Sud, Il Tempo, Il Telegrafo, altri quotidiani, riviste, stampa, seguono, momento per momento, il ripetersi degli eventi. La leggenda diventa storia, e una piccola cittadina della Piana, con una storia tutta sua, Maròpati, diventa il centro di un culto mariano, davvero approfondito e meraviglioso. I pellegrinaggi non si contano, da tutte le parti d’Italia s’arriva per vedere, curiosare, o anche con una grande fede per pregare e vivere un momento di solitudine dinanzi all’effigie che lacrima.
Laganà ricostruisce con perizia e studio l’elenco dei pellegrinaggi: dall’agosto 1976 a luglio 1978, 378 pulman e parecchie migliaia di pellegrini che s’alternano continuamente, facendo di Maròpati la piccola Lourdes meridionale.
Nella parte seconda dell’opera si analizzano le tre ipotesi: è una parte importante perché Cristoforo Laganà analizza la polemica e la perplessità della Chiesa che risalgono bene al di là della determinazione propagandistica della stampa; cerca di studiare con particolare evidenza la situazione di conferma del fatto che occorre scartare l’ipotesi di un fenomeno paranormale o di artificio diabolico. (Se ciò fosse stato non si sarebbero verificati l’afflusso incessante di pellegrini, la persistenza dilagante del fenomeno, le grazie ricevute da molte persone).
A Maròpati <<tale prodigio – si legge nel testo – ha creato un clima di religiosità, con frutti considerevoli e duraturi ed ha richiamato e richiama un numero consistente di pellegrini, credenti, laici, ecclesiastici...di paesi vicini e lontani. Tutto questo serve non a consolare il demonio, ma a glorificare Iddio e venerare la Madonna.
Il “male” non lavora per il “bene” ma contro e dentro il bene .
Dopo aver analizzato le ipotesi varie, le tesi scientifiche sul fenomeno, Laganà continua affrontando le varie problematiche filosofiche precedenti, cioè quelle che hanno caratterizzato, da tempo, un tipo di metafisica tra il trascendentale e il mistico. Si sofferma sul problema della scienza primaria e la convivenza col divino, partendo dalle tesi rinascimentali e naturalistiche del Cusano fino al neo scientifismo nel rifiuto del sacro ed alla mentalità integralista, secolare, facendo sì che il testo non diventi solo la cronistoria e l’essenza dei fatti di Maròpati, ma sia anche un’ordinata silloge delle varie filosofie che s’interessarono, nel tempo, dei problemi di Dio, del mondo, dell’anima, a partire anche da quel punto fermo che fu S. Agostino.
Chiude il libro – un volume di circa 230 pagine – una collana di dodici sonetti <<dodici pietre vive>> di tono religioso che rivelano nel suo autore un delicato poeta, ricco di sentimenti e di umanità.
L’opera è positiva perché esprime il valore di una ricerca minuziosa e paziente.
Giuseppe Neri


A VESCOVI E CARDINALI

Tra i tanti Prelati a cui Cristoforo Laganà inviò il suo libro, figurano il Cardinale Palazzini della Sacra Congregazione dei Santi, l’Arcivescovo di Reggio Calabria Aurelio Sorrentino, il Vescovo di Oppido-Palmi Benigno Papa, il Vescovo di Mileto Tarcisio...
A tutti fece presente che <<... il prodigio è un accorato richiamo che vuole essere conosciuto e creduto tra i tanti pellegrini che accorrono ancora ...>> e che <<... chi verga queste righe non è stato mai uno scrittore nel senso precipuo e stretto della parola, e se si è cimentato a tarda età e con una forte menomazione visiva, a scrivere questo libro, lo ha fatto sotto l’impulso della verità e della ragione, sostenuto dal coraggio e dalla fede.
Motore principale la speranza di rendersi utile presso coloro che non conoscendo personalmente e profondamente i fatti, stentano ad avere quella specifica spirituale predisposizione a recepire l’evento (già storico) come un fatto soprannaturale e divino, e tergiversano quindi, tra la cautela, la prudenza e l’indifferenza.
Eppure si tratta per noi di una sconvolgente esplosione Mariana – come mai – di cruento dolore e d’immensa pietà, espressa in termini tanto umani ed eccezionali incredibilmente visibili e durevoli, perché commisurata alla inconcepibile e crescente perfidia di una gran parte di questa umanità – come mai – traviata, sanguinaria e blasfema>>.

(Dal libro 30 di Prodigi di Giovanni Mobilia)




 
 
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